L’anatomia dei corpi sottili.

“Ciò che nell’uomo si ritrova e pure nel sole, è unico. Chi sa ciò giunge all’involucro costituito di cibo, giunge all’involucro costituito di soffi  vitali, giunge all’involucro costituito di pensiero, giunge all’involucro costituito di conoscenza, giunge all’involucro costituito di beatitudine.”

– Taittirīya Upaniṣad

Foto @yosigo_yosigo

Che cos’è il corpo sottile?

Pensiero ed emozioni fanno parte integrante della nostra esperienza come esseri umani, cose che non si possono toccare e sentire come invece siamo in grado di  toccare  e sentire il nostro corpo.

Nella tradizione dello yoga, e non solo, tutto questo fa  parte del corpo sottile. Fin da tempi lontanissimi c’è stato l’interesse nell’approfondire e capire i diversi strati della nostra esperienza, che non include solo il nostro corpo. A tal proposito sono stati sviluppati diversi modelli  attraverso i quali si cerca di esplorare  i molteplici aspetti del nostro esistere come esseri umani. 

Uno di questi , il modello di Panchamaya kosha,  fonda le sue origini nelle  Upaniṣad, precisamente nella Taittirīya Upaniṣad, risalente al sesto secolo circa prima di Cristo.  “Pancha” significa cinque,” kosha” significa involucro, guaina, e ” maya”, che conosciamo con il significato di illusione, in questo caso puo’ avere l’accezione di composto da, interconnesso.  Questi cinque  involucri, interconnessi tra loro, compongono la nostra esistenza. 

Annamaya kosha corrisponde al corpo fisico, tra i cinque involucri che compongono la nostra esistenza è quello più esterno, ciò che si può toccare e vedere, ciò che è tangibile.

E’ lo strato che riceve il  il nutrimento, inteso non solamente come cibo, ma anche come acqua che beviamo ed aria che respiriamo.  Il termine” Anna” deriva da “Annapurna”, che rappresenta uno degli aspetti della divinità femminile, personificata come la dea che offre il cibo, il  nutrimento a tutti gli esseri  umani,  alla quale in India sono stati dedicati dei templi molto importanti.

Annamaya kosha è composto dai cinque elementi che costituiscono la materia: fuoco, aria, terra, acqua ed etere, ed è il veicolo attraverso il quale  noi ci muoviamo in questa dimensione della nostra esistenza.

Nella pratica dello yoga la via piu’ diretta attraverso la quale si interagisce con annamaya kosha è la pratica fisica delle asana. Qualsiasi cosa che influenza ed ha un impatto sul  corpo fisico avrà anche un impatto sulle altre dimensioni e viceversa,  perchè non c’e una reale separazione tra i diversi strati. 

Pranamaya Kosha  è il corpo dell’energia vitale, che sostiene e da vita al corpo fisico. Infatti Prana significa forza vitale, che viene trasmessa in tutto il corpo attraverso i canali energetici.

Nella pratica, sicuramente il movimento influisce sul corpo energetico, come anche l’uso dei mudra e dei bandha, ma è soprattutto attraverso le tecniche di pranayama che si espande l’energia vitale.

Il terzo involucro, Manomaya Kosha, è  il corpo mentale inferiore, dove i pensieri fluiscono continuamente.  “Manas” significa mente, o meglio quella parte  della nostra mente che interagisce con il mondo esterno attraverso i nostri sensi. La mente lavora tutto il tempo, ed è normale, quindi per renderla più quieta proviamo innanzitutto a cambiare il ritmo del respiro, ed anche il ritmo e le vibrazioni della mente cambieranno. 

A questo punto, attraverso l’osservazione delle sensazioni che arrivano dall’esterno,  si impara a focalizzare l’ attenzione, a diventare più consapevoli del rumore che arriva dalla nostra mente. Anche se i nostri pensieri sono proiettati nel futuro o guardano al passato, possiamo essere in grado di usare la mente per rimanere nel momento presente attraverso l’ascolto di sensazioni ed emozioni che proviamo in un determinato istante.

Ed una volta che si riesce a trascendere il brontolio della mente inferiore si arriva ad uno strato ancora più sottile, Vijnanamaya Kosha, il corpo mentale superiore, la dimensione della conoscenza, dove agisce quella parte della mente chiamata”buddhi”, l’intelletto, la voce della saggezza, che ci aiuta a discernere guidandoci verso l’intuizione della realtà.

E’ lo spazio che sta al di là del pensiero, dove se ne diventa testimoni, lo si vede arrivare e si osservano le sensazioni senza identificarci con esso.  la concentrazione lascia spazio allo stato meditativo.

Ananadamaya kosha è l’ultimo involucro,  il corpo della beatitudine. L’esperienza più prossima che possiamo avere dell’assoluto, dove si percepisce la connessione con qualcosa di più grande di noi.

Il senso di gioia, di beatitudine, è un aspetto intrinseco alla natura dell’essere umano, non è una cosa che dobbiamo cercare di ottenere, è già parte di quello che siamo, può manifestarsi semplicemente durante una passeggiata in mezzo alla natura, e  talvolta abbiamo solo la necessità di creare la situazione adatta per sperimentarla, e la meditazione può essere un valido strumento per  creare tale situazione.

Attraverso questa breve introduzione al modello di Panchamaya Kosha  abbiamo iniziato ad esplorare come i diversi aspetti del nostro essere lavorano insieme per creare la totalità della nostra esperienza umana.

Articolo di Stefania Cibin

Satya Yoga Barn
Author: Satya Yoga Barn

Siamo un team di insegnanti di Yoga provenienti da diverse tradizioni e con un bagaglio di esperienza davvero vasto.