I pilastri della mindfulness

Uno dei sette pilastri della Mindfulness, intesi come fondamenti per coltivare la consapevolezza, è il “non giudizio”.

Il primo passo per nutrire la presenza e la consapevolezza nelle nostre vite è praticare il non giudizio, cosa non proprio così semplice.

Sappiamo tutti quanto la nostra abitudine a giudicare a classificare tutto, in primis il nostro vissuto (sensazioni fisiche, emozioni: per esempio valutiamo che alcune emozioni sono buone ed altre non vanno bene e vorremmo cancellarle), o esperienze legate a relazioni con persone o situazioni.

A volte l’atto di porre un giudizio sulla nostra esperienza limita la prospettiva e non ci permette di vedere la situazione nella sua interezza.

A questo proposito, trovo molto bella la descrizione che fa Ajahn Brahm nel suo libro attraverso un esempio che può essere considerato un piccolo elogio alla nostra fallibilità e vulnerabilità, intesa non come un’esperienza da giudicare negativamente ma rimanendo aperti a quello che ancora potremmo imparare.

Ajahn Brahm, insieme ad altri monaci, doveva costruire il nuovo monastero, ma non avevano i soldi per pagare dei muratori professionisti.
Così, egli decise di iniziare a costruire da solo un piccolo muro di mattoni:

“ portai a termine il mio primo muro di mattoni e mi allontanai di qualche passo per poterlo ammirare. Fu solo in quel momento che mi accorsi – ho no! – che due mattoni erano storti. Erano tutti perfettamente allineati tranne due. Erano orrendi a vedersi. Rovinavano tutto il muro. A quel punto era ormai impossibile togliere i mattoni, perciò chiesi all’abate se potevo abbattere il muro per rifarlo. Avevo fatto un pasticcio e mi vergognavo.

L’abate disse di no, che il muro doveva rimanere così. Quando accompagnavo gli ospiti a visitare il nostro modesto monastero, evitavo sempre di passare davanti al mio muro, perchè detestavo vederlo. Poi un giorno, stavo passeggiando con un ospite quando notò il muro. “Un bel muro” osservò casualmente. “Signore ha forse dimenticato gli occhiali da vista in auto?” commentai sorpreso. “Non vede come sono storti quei due mattoni?”.

Ciò che mi disse ebbe il potere di modificare la mia visione del muro, di me stesso e di molti altri aspetti della vita. “Si, vedo che ci sono due mattoni storti. Ma riesco a vedere gli altri 998 mattoni ben messi”.

Per la prima volta in tre mesi riuscivo a vedere gli altri mattoni distinti dagli unici due posati male. Sopra, sotto, a sinistra a destra di quei due mattoni, c’erano dei mattoni perfetti. Fino a quel momento i miei occhi si erano concentrati esclusivamente sui miei due errori, rimando ciechi a tutto il resto.

Ora che riuscivo a vedere i mattoni buoni, il muro non mi sembrava così mal fatto. Era come aveva detto l’ospite, “un bel muro di mattoni”.
È ancora lì, a vent’anni di distanza, ma ho dimenticato dove si trovano esattamente i due mattoni storti.”

Sara Padovese