Il dono della mindfulness.

In questo periodo dell’anno, in cui ci impegniamo con tanta cura e amore  per trovare  il dono perfetto da offrire alle persone a cui vogliamo bene, possiamo ricordarci che la stessa cura e lo stesso amore che regaliamo agli altri, possiamo offrirlo anche a noi stessi semplicemente risvegliandoci all’esperienza del momento presente.

Alcuni semi di consapevolezza esistono già dentro di noi ma vanno innaffiati attraverso le pratiche formali di meditazione sul respiro e di meditazione camminata.

La Mindfulness non è una conoscenza concettuale ma ha a che vedere con l’esperienza diretta, fatta in prima persona.
Prendersi del tempo per sedersi ed ascoltare il proprio respiro è già un momento di Mindfulness: è iniziare a rallentare, aprirsi ad un ascolto che è in grado di cogliere tutto ciò che ci attraversa (sensazioni, emozioni, stati della mente).

Può capitare di accorgersi che appena ci mettiamo seduti con noi stessi e rivolgiamo l’attenzione al respiro, la nostra mente è un continuo proliferare di pensieri che ci fanno vagare nel tempo e nello spazio.

Questa è un’esperienza piuttosto comune, quello che fa la differenza è come ci mettiamo in relazione con questo chiacchiericcio: una possibilità è reagire con irrequietezza o criticandosi perché si inizia a pensare che queste pratiche di mindfulness non fanno per noi, l’altra possibilità è quella di  riconoscere tutto questo e scegliere di ricominciare ogni volta da capo, di riportare l’attenzione al respiro più e più volte, dedicandoci a questo istante senza la pretesa di renderlo perfetto.

Possiamo ricordarci che il respiro rimane la nostra ancora e  che riportare l’attenzione su di esso significa riportare la nostra mente ad essere attenta a qualcosa di reale, che sta succedendo adesso.

In questo modo potremmo stupirci di quanto possiamo conoscere di noi stessi e di ciò che già siamo.
Tutto questo  ha solo bisogno di essere riscoperto  semplicemente prendendoci del tempo per la pratica seduta.

Le parole di  Derek Walcott possono essere uno spunto di riflessione:

“Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: “siedi qui, mangia”.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore 
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.”

(D.Walcott “Amore dopo Amore”)

Articolo di Sara Padovese