Il ritmo lento dello Yin

La pratica di yin yoga ha un ritmo molto lento, le pose sono tenute per tempi lunghi, motivo per cui potrebbe rappresentare una sfida nonostante sia una  pratica “passiva”, soprattutto se il praticante non è abituato a tenere le posizioni a lungo. Lo scopo è quello di applicare uno stress moderato sul tessuto connettivo, così da apportare lubrificazione alle articolazioni e migliorare la flessibilità. Lo yin yoga è questo e molto altro: riattiva l’ energia e la fa circolare nel nostro corpo, allenta tensioni fisiche ed emotive, ci aiuta a far pace con le nostre emozioni, ad essere più presenti nella nostra vita, ad essere più gentili e compassionevoli con noi stessi.

Ci sono tre aspetti fondamentali da considerare quando si assume una posizione.

Scoprire i propri limiti
Prima di tutto, quando si entra in una posizione, cerchiamo di scoprire qual è il nostro limite, quel muro di resistenza che ci trattiene dall’andare oltre le barriere derivanti dalle nostre caratteristiche anatomiche. Pur se forti, le sensazioni non dovrebbero mai essere dolorose.

Raggiungere l’immobilità
Una volta che abbiamo raggiunto il nostro limite, cerchiamo l’immobilità nella posa, entriamo nello yin. Questo non significa che  non possiamo aggiustare la nostra posizione, ma se necessario agire con consapevolezza. Molto spesso ci muoviamo inconsapevolmente. Capita di sperimentare disagio nel mantenere la posizione, di distrarci e non prestare attenzione alle sensazioni che arrivano dal nostro corpo.

Lasciar scorrere il tempo
Lo yin yoga non è quantità ma qualità. Lo scopo è quello di rimanere concentrati per un periodo di tempo sostanzialmente lungo (dai 3 ai 5 minuti è già sufficiente) in ogni posizione. E’ da questo che deriva l’efficacia della pratica. Più a lungo si riesce a rimanere in questo stato più profondo sarà l’effetto. La pazienza è una valida alleata, e la costanza nella pratica non fa che rinforzarla, contribuendo a ridurre di pari passo stress ed ansia.

Ogni volta che riusciamo a tener presenti queste linee guida durante la pratica, sappiamo che stiamo praticando yin, ed è sicuramente più importante questo rispetto alla capacità di esecuzione della posizione. Ognuno di noi ha una singolare conformazione fisica e una propria storia. Ogni corpo è diverso, sta a noi imparare ad ascoltarlo, accoglierne i messaggi e fidarci della sua saggezza.

Articolo di Stefania Cibin

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