Le inversioni

Spesso si pensa che le inversioni siano un gruppo di posizioni entrate solo recentemente a far parte della pratica yoga.
In realtà non è così. Sono emerse infatti testimonianze antichissime che raffigurano asceti che assumono posizioni invertite. Un tempo queste posture non erano considerate asana, ma bensì pratiche dette Tapas (austerità) che includevano posizioni da in piedi ed invertite. 

Ma perché invertirsi?
A quel tempo, lo scopo principale era quello di trattenere Bindu (seme, sperma). L’equivalente femminile viene chiamato Raja, ma il suo significato e la sua storia sono ancora poco chiare. 

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Questo perché da sempre gli asceti credono che l’atto sessuale e l’eiaculazione facciano disperdere un enorme quantità di energia e forza vitale.
Ciò spiega il motivo per cui Patañjali inserisce brahmacharya (celibato) nel sutra 2.30

अहिंसासत्यास्तेय ब्रह्मचर्यापरिग्रहाः यमाः ॥३०॥
ahiṃsā-satya-asteya-brahmacarya-aparigrahāḥ yamāḥ ||30||

“Gli yama sono non violenza, veridicità, trattenersi dal rubare, celibato e rinuncia ai beni (non necessari)”

Bindu (seme, forza vitale) viene generato e trattenuto nella sommità posteriore della testa. Per effetto della forza di gravità viene costantemente rilasciato verso il basso e dissipato anche attraverso gli organi di senso. 

Bindu è associato ad Amrta, il nettare dell’immortalità (concetto che ha origine nei Veda) il quale va coltivato e mantenuto per fini spirituali. In questo contesto il corpo veniva capovolto per invertire il flusso di Bindu, trattenere la forza vitale e coltivare Amrta, al fine di assaporare il nettare dell’immortalità.

Una di queste antiche inversioni (come Tapas) è vaggulivata, chiamata anche “Bat Penance” che significa “Penitenza del pipistrello”. Questa austerità, o penitenza, vede il praticante appeso ad un albero a testa in giù. Si pensava che questa pratica non fosse più utilizzata ma, qualche anno fa, un asceta della tradizione Ramanandi è stato visto eseguire vaggulivata durante la Kumbha Mela. 

Queste pratiche Tapas vengono riprese, riviste, rielaborate molto dopo ed inserite all’interno di tradizioni di Hatha Yoga. 

Jogapradīpikā (18° Secolo ca.)

Jogapradīpikā (18° Secolo ca.)

Articolo di Sara Quintavalle

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