La leggenda di Virabhadrasana

La posizione del guerriero, composta da tre varianti, è una tra le più note posizioni da in piedi. 

Il suo nome deriva da un mito Hindu, e la sua leggenda è davvero straordinaria.

La storia racconta le vicende tra Shiva e la sua consorte, Shakti, la quale, come molte divinità, si incarnò più volte, assumendo sempre forme diverse. In una delle sue incarnazioni portava il nome di Sati, figlia di un uomo (mortale) Daksha. Sati era bellissima e in segreto adorava e amava Shiva con tutto il suo cuore.
A Dakhsa, Shiva non piaceva affatto, desiderava per la figlia un compagno diverso, senza lunghe dreadlock, il corpo mezzo nudo e coperto di cenere.  

Quando Sati raggiunse l’età da matrimonio, il padre le organizzò una festa con l’obiettivo di trovare un compagno alla figlia. Invitò tutti i pretendenti del villaggio tranne Shiva. La tradizione vuole che la futura sposa indossi una ghirlanda di fiori intorno al collo da consegnare al marito prescelto. Al momento della scelta Sati lanciò la ghirlanda di fiori verso l’alto invocando il nome di Shiva che apparì in cielo, indossò la ghirlanda e si mise al fianco di Sati in estasi e gioia profonda. 

Potete immaginare la furia del padre. Dopo il loro matrimonio Shiva e Sati vivevano felicemente in cima alla montagna. Daksha (il patre di Sati) organizzò un’altra festa e per la seconda volta non invitò Shiva. Sati vi partecipò, sola ed amareggiata, piangeva con il cuore colmo di dolore.

Sati, in preda alla furia e al dolore, prese fuco e iniziò a bruciare, davanti agli occhi del padre. Shiva, immerso in meditazione in cima al monte Kailash, sentì che qualcosa di terribile stava accadendo alla sua amata. In preda alla rabbia e disperazione si strappò un ciuffo di capelli che lanciò nel terreno ricoperto delle ceneri di Sati. Il ciuffo di dreadlock si trasformò in Virabhadra, il grande guerriero, che tagliò di netto la testa di Daksha. 

Sati riapparve con un corpo nuovo, sgridò Shiva per il gesto compiuto e gli chiese di aggiustare le cose. Shiva realizzò che la testa di Daksha non poteva essere utilizzata e cercò quindi un rimpiazzo. Trovò la testa di una capra e la riattaccò al corpo di Dakhsa. Shiva espirò profondamente e donò la vita a Daksha la quale si risvegliò con il cuore colmo di gratitudine perché riconobbe il gesto di Shiva per aggiustare l’errore fatto. 

Colmo di gratitudine, e consapevole di aver trattato in modo scorretto Shiva e Sati, Dakhsa organizza un’ultima festa e questa volta Shiva e Sati furono gli Ospiti d’onore. 

Che cosa ci insegna questa leggenda Mitologica?

La prima cosa che possiamo notare è che la vita non sempre ci da quello che desideriamo o che vorremo per noi e/o per gli altri. Prima o poi ci ritroviamo ad affrontare delle difficoltà, esattamente come ha fatto Shiva quando ha affrontato la morte della sua amata. 

La reazione in preda alla rabbia e disperazione è un qualcosa che molti di noi sperimentato. Magari non in modo così drastico ma spesso accadono cose che ci fanno reagire o creano profondi conflitti dentro di noi e la nostra mentre viaggia, vibra, pensa e ripensa, pianifica e organizza eventi o conversazioni che spesso non si realizzano nemmeno. 

A questo punto le domande da farsi sono:

  • In che modo posso resistere all’impulso di reagire?

  • In che modo posso affrontare momenti di difficoltà che tendono a farmi saltare come una molla?

Non è sempre facile mantenere un atteggiamento positivo, distaccato calmo e gioioso soprattutto quando facciamo i conti con una mente reattiva. Probabilmente la più alta lezione che possiamo imparare da Shiva e Virabhadra è che anche quando sbagliamo abbiamo la possibilità di porre rimedio. Virabhadrasana ci ricorda della forza e grinta necessaria per distruggere ciò che non ci serve la stessa forza che possiamo usare per sviluppare e far crescere in noi la compassione, l’integrità e uno stato mentale calmo e amorevole.