Proliferazione delle Asana

Quando parliamo di yoga oggi pensiamo spesso alla parte fisica della pratica. Probabilmente ci viene in mente la parola “asana” alla quale associamo movimenti o posture complesse. Come ben sappiamo, in realtà la parola asana è stata utilizzata per molto tempo in un contesto diverso. 

Patanjali negli Yoga Sutra si limita a descriverne le caratteristiche.
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“La posizione dovrebbe essere stabile e confortevole”.

Essa doveva essere comoda e stabile perché veniva utilizzata durante la meditazione e quindi mantenuta per lunghi periodi di tempo. Nel suo commentario, Patanjali ne elenca una dozzina, anche se si tratta sempre e comunque di posizioni sedute, utilizzate per lunghi periodi durante la meditazione.

Le cose iniziano a cambiare in modo radicale con l’arrivo dell’hatha yoga. Nei testi che appartengono a questa tradizione troviamo le prime posizioni non sedute, “non seated asana”; la cosa interessante sta nel fatto che queste posture sono molto complesse e certamente impossibili da mantenere per lunghi periodi di tempo. Diciamo che mantenerle per 5/10 respiri è un bel traguardo!

Ad esempio Mayurasana, che vediamo nell’immagine eseguita in modo incredibile da un giovane BKS Iyengar, è una di queste prime posizioni “non seated” che appaiono nei testi. Chi ha avuto modo di esplorare quest’asana ne conosce la difficoltà e l’intensità.  

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Dopo la diffusione dell’hatha yoga si assiste chiaramente alla crescita del numero delle asana.
Qui sotto un elenco di alcuni testi di hatha yoga con il numero delle asana che vi troviamo all’interno.

Gorakshasataka: 13° 14°Secolo > 2 asana
Yogayajnavalkya: 13° 14°Secolo > 8 asana
Vasistha samhita: 13° 14°Secolo > 10 asana
Sivasamhita: 15° Secolo > 4 asana
Hathapradipika: 15° Secolo > 15 Asana
Gerandasamhita: 18° Secolo > 32 asana
Hathabhyasapaddhati: 18° 19° Secolo > 112 asana
Light on Yoga 1966: 200 asana

Le asana, a questo punto, vengono utilizzate in modo nettamente diverso.

Nell’hatha yoga il loro scopo cambia e diventa quello di purificare, rinforzare e portare leggerezza nel corpo.
Le posture, in questo contesto, sono una preparazione allo step successivo: il pranayama, il quale porterà il praticante sempre più vicino allo stadio ultimo ovvero il Raja Yoga.

Articolo di Sara Quintavalle

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