Sarasvatī सरस्वती,

Sarasvatī, la dea della conoscenza, è la shakti (la forza, la potenza, l’energia) di Brahma, il dio preposto alla manifestazione o creazione, perché senza conoscenza non è possibile manifestare o creare nulla.

Sarasvatī è innanzitutto un fiume, oggi prosciugato, che gli antichi arya consideravano particolarmente sacro e veneravano in esso una bellissima dea.

Sarasvatī significa letteralmente “colei che scorre”, come un fiume, la dea del “flusso di parole”. Essendo una dea fluviale è strettamente connessa con la fertilità, la procreazione e la purificazione. Patrona dell’eloquenza, della conoscenza, delle arti, della musica, dell’intuizione profonda, e della parola divina. 

Oggi Sarasvatī è particolarmente popolare tra gli studenti, gli artisti, scrittori e musicisti: è molto comune in India che gli studenti ogni mattina le offrano preghiere e fiori per avere il suo sostegno nell’apprendimento.

Nel seguente mito che si trova nello Skanda Purana, troviamo una caratteristica tipica di questa dea: quella di donna indipendente, artista lunatica, ma che ha chiaro in mente il suo ruolo e la sua posizione nel mondo. Il suo carattere è fiero e orgoglioso.

In questo episodio Shiva racconta divertito a Parvati che un giorno Brahma decide di sposare la bella lattaia Gayatri prima della cerimonia di un rituale propiziatorio alla caduta della pioggia. Perché? Perché Sarasvati, sempre impegnata nelle sue attività, si faceva attendere da troppo tempo e il rituale non poteva procedere senza la shakti di Brahma. Quando Sarasvati finalmente arriva sul luogo del rituale trova Brahma in procinto di sposare Gayatri, che nel frattempo era stata nominata “madre dei Veda” dallo stesso dio, doppio affronto da parte del marito, che fu maledetto a essere venerato solo una volta l’anno. Ma Sarasvati come un torrente in piena iniziò a maledire anche tutti gli altri dèi perché non si sono opposti a quello scempio, tra cui Vishnu che fu maledetto a rinascere sulla terra come un semplice mandriano (Krishna). In realtà Brahma era esasperato, perché la dea passava tutto il suo tempo a coltivare i propri talenti artistici e a studiare il Veda, rifiutando tra l’altro di dargli un figlio. Questo ritardo è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 

Iconografia:

Braccia: due sorreggono la vina, il liuto indiano, la destra in alto tiene una mala e quella sinistra in basso tiene un libro che rappresenta il Veda. Rappresentano due sentieri per la realizzazione spirituale: quello devozionale (bhakti yoga) attraverso la musica (kirtan e bhajan), e quello della conoscenza (jnana yoga) attraverso lo studio delle scritture. Un’altra interpretazione è che il libro rappresenta la conoscenza scientifica e la vina aggiunge che le scienze senza emozioni e sentimenti sono aride e austere. La mala invece nella mano destra in alto indica la superiorità della meditazione e dello yoga sulla conoscenza scientifica.

Seduta sul fiore di loto: la gamba ripiegata sul loto indica che la dea è radicata nella suprema realtà, l’altra gamba che tocca il pavimento indica il suo “dialogo” con il mondo fisico. Il loto indica anche il fine ultimo dell’uomo ossia la realizzazione del sé, attraverso i sentieri descritti dalle braccia della dea.

Il veicolo preferito della dea è hamsa, il cigno o l’oca selvatica, che rappresenta la viveka, la discriminazione, in quanto questi animali sono in grado di separare il latte dall’acqua. Nella tradizione classica indiana rappresenta uno degli animali più sacri in assoluto. Perché è in grado di spostarsi in cielo, sulla terra e in acqua e perché il suo nome è composto dai suoni HA e SA, i suoni dell’inspirazione e dell’espirazione dell’essere umano. Pronunciando senza pause il suo nome diventa soham (“Questo sono”) il mantra del respiro, del soffio cosmico e divino presente in noi. Secondo le Upanishad è il suono dell’atman che desidera uscire dalla gabbia del corpo, ma che viene continuamente forzato a tornare dentro.

Sarasavati è una manifestazione della Devi molto amata in India ed è l’unico caso nella Trimurti (Brahma-Vishnu-Shiva) in cui il culto della parte femminile è più popolare di quella maschile. Brahma oggi infatti non riceve un culto, anche se la sua immagine è presente nella maggior parte dei templi e il suo nome viene invocato nei rituali.

Articolo di Marco Cuzzolin

Satya Yoga Barn
Author: Satya Yoga Barn

Siamo un team di insegnanti di Yoga provenienti da diverse tradizioni e con un bagaglio di esperienza davvero vasto.