Stare nel silenzio

Vi ricordate le vostre prime lezioni di yoga? Personalmente me le ricordo molto bene: la magia è scattata subito, la sensazione di benessere e gratitudine che mi lasciava alla fine di ogni lezione era davvero intensa. C’era un momento però che inizialmente mi lasciava perplessa: quando arrivava il momento di coricarsi in śavāsana non mi abbandonavo davvero, non capivo per quale motivo dovessi starmene distesa a occhi chiusi. Pertanto, presa dalla paura di sbagliare e un po’ anche dalla mia incapacità di lasciar andare, me ne stavo con gli occhi aperti a fissare il soffitto, mi muovevo, mi grattavo, me ne stavo stesa tutta rigida. Stessa cosa accadeva durante la meditazione iniziale di centratura, quel momento in cui si arriva con il corpo ma soprattutto con la mente nella shala (sala della pratica).

Ero un’irrequieta scomoda nel silenzio, incapace di stare in osservazione. Mi ci sono voluti un po’ di mesi per entrare in confidenza con questi momenti così estranei al vivere quotidiano. La frenesia delle nostre giornate, i mille impegni, le mille cose da fare o anche solo le nostre preoccupazioni fanno ronzare la nostra mente a velocità folle.

Talvolta ci sentiamo in colpa a stare fermi a non fare nulla, oppure ci annoiamo. Questo è anche uno dei motivi per cui talvolta c’è del pregiudizio nei confronti della pratica: “mi annoio, è una pratica troppo lenta, ho bisogno di qualcosa di più dinamico”. Se la nostra vita però già ci sottopone a stimoli continui forse il nostro vero bisogno è quello di fermarci. All’inizio può essere un vero disagio. Magari possono insorgere sentimenti di frustrazione e talvolta anche di rabbia nei confronti dell’insegnante, ma sono proprio questi momenti di silenzio i più preziosi da cui trarre insegnamento, quelli che ci portano gradualmente al cambiamento.

Portare spazio e silenzio nella nostra mente ci aiuta a mette in prospettiva i nostri problemi, ordine nel marasma delle nostre emozioni, silenzio nel rimbombare dei nostri pensieri.

Impegniamoci quindi a sfidarci e a trovare anche nel nostro quotidiano i nostri pochi minuti di silenzio e immobilità dove imparare a stare con comodità e gioia. Assaporiamoli perché sono preziosi. Potrebbe non essere facile, ma non molliamo al primo tentativo, perché non esiste beneficio più prezioso che la pratica ci può lasciare. A distanza di anni, se mi guardo indietro, resto meravigliata da come lo stare nel silenzio sia diventato importante e naturale per me. Ci sono stati momenti impegnativi, in alcune giornate non è stato affatto facile (e ancora oggi è complicato a volte) né trovare il tempo né starmene lì ad osservare senza giudizio i miei pensieri o emozioni. Eppure con calma e senza fretta vedo la trasformazione che è avvenuta e che continuerà ad avvenire, sempre con la costanza e il tempo che la pratica ci richiede.

Articolo di Claudia Nonnato